LA PSICOTERAPIA

La psicoterapia può percorrere due strade:

  1. se ci sono dei sintomi di natura psicopatologica, viene usata per contrastarli ed eliminarli dalla vita del paziente, restituendogli libertà e possibilità di scelta. I sintomi di natura psichica (per esempio gli attacchi di panico, una forte ansia percepita, sintomi di natura ossessiva -come il bisogno di ripetere sempre uno stesso gesto, o di controllare che qualcosa sia chiuso o “a posto”-, oppure i sintomi di natura depressiva), vengono esplorati e compresi in un contesto protetto di alleanza terapeuta-paziente. A volte ricorrere a dei farmaci (coinvolgendo la figura di uno psichiatra) rappresenta un validissimo e indispensabile aiuto. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è considerata strumento di prima linea, e più efficace, per contrastare la sofferenza psichica, come approfondito qui.
    E’ importante considerare che ogni disturbo psichiatrico o malessere, toglie libertà. La psicoterapia aiuta a svincolarsi da forme troppo strette di ragionamento, o da circuiti che si ripetono sempre uguali a sè stessi, o da pesanti sintomi post-traumatici a seguito di eventi spiacevoli non elaborati.
  2. in assenza di sintomi eclatanti, ma in presenza di malessere psichico, il lavoro ha una funzione esplorativa; la psicoterapia di stampo cognitivista ha l’obiettivo in questo caso di aumentare la visibilità dei propri meccanismi interiori e psichici, al fine di divenire i migliori “esperti” della propria psicologia, aumentando la consapevolezza metacognitiva (cioè la consapevolezza sul proprio modo di vedere la realtà e le relazioni) e il senso di mastery, cioè di controllo sperimentato soggettivamente, verso una maggiore libertà di pensiero e di azione.

I DISTURBI INERENTI LE DIPENDENZE

Per affrontare una problematica di dipendenza (in qualunque forma si manifesti) occorre intervenire simultaneamente su tre livelli differenti:

  • il piano sintomatologico. Se sono presenti sintomi astinenziali o connessi all’abuso (di sostanze o altro), prima di procedere a un lavoro psicoterapeutico occorre che questi vengano gestiti e minimizzati, attraverso un intervento farmacologico mediato da uno psichiatra.
  • il piano comportamentale. E’ importante per l’individuo minimizzare i momenti a rischio, apportando delle modifiche all’interno del suo stile di vita. Questo vuol dire smettere alcune frequentazioni, evitare luoghi/circuiti sociali, delegare la gestione del denaro se implicato nel comportamento di dipendenza, affidarsi a terapie farmacologiche per mantenere un’eventuale astinenza, ecc. Questi cambiamenti hanno a che fare con il mondo esterno della persona: ciò che la persona fa, con chi si vede, in che modo si mette a rischio, etc.
  • il piano dell’interiorità. Questa è la parte più complicata del lavoro, da effettuare nel contesto di una psicoterapia. Mettere dei “paletti esteriori” al comportamento di dipendenza, non è sufficiente se non si è fatto, insieme, un lavoro su di sè e sui propri bisogni. Le problematiche di dipendenza vanno pensate come problematiche secondarie a un disturbo originario e antecedente. Facciamo un esempio: è possibile che un comportamento di dipendenza  emerga più facilmente quando alcuni stati psicofisiologici faticano a essere regolati (per esempio una forte ansia continua che non riesce a essere placata, o un senso di vuoto continuo, o uno stato depressivo apparentemente invincibile): in questo caso il comportamento di dipendenza assume funzione auto-curativa. Lavorare con la dipendenza significa dunque approfondire tutto ciò che alla dipendenza stessa sta intorno e prima, in un contesto protetto come quello psicoterapeutico.
    Alcuni comportamenti di dipendenza sono collegati a un senso di isolamento e mancata sintonizzazione agli altri: come ben espresso in questo video, il contrario della dipendenza non sempre consiste in uno stato di continua lucidità, ma in una condizione di profonda connessione: